LE ARCHITETTURE DEI MOSTRI
LE ARCHITETTURE DEI MOSTRI
* Genova
* Territori e Conflitti urbani
Source : http://liguria.indymedia.org/node/982
Poco tempo fa la neoeletta sindaco di Genova Marta Vincenzi ha annunciato il prossimo abbattimento di una parte della diga di Begato.
La cosa dovrebbe servire a risolvere una parte dei problemi abitativi e umani che da sempre, dal momento della sua costruzione, affliggono il quartiere.
Un'opera di 'bonifica' e di riqualificazione' per migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti che s'inserisce in un più ampio progetto di riqualificazione della città.
Costruito negli anni Settanta sulla spinta delle giunte di sinistra, Begato si inserisce in un piano di edilizia popolare che in quegli anni vedeva la costruzione di altri complessi a dir poco mostruosi come il Biscione di Quezzi e le "Lavatrici di Pegli".
Il progetto, considerato all'epoca all'avanguardia, era l'ennesima realizzazione di quel modello funzionalista che progettava e realizzava abitazioni 'a basso costo' senza tenere conto delle necessità reali e quotidiane dei suoi abitanti e che rinchiudeva le persone povere, che non si potevano permettere una casa altrove, in case-alveari e in quartieri-prigione, a cui era difficile arrivare e da cui era altrettanto difficile uscire.
Si risolveva così in un colpo solo il problema della casa e quello della sicurezza, spostando gli indesiderati, che oltre a essere poveri erano spesso 'inclini al crimine' e in generale poco rispettosi della legalità.
Sistemati nei loro alveari, già fatiscenti ancora prima di essere finiti, le persone sono state obbligate a barattare la ecessità di avere un tetto sopra la testa, anche quando non te lo puoi permettere, con la reclusione in ghetti da cui uscire è molto difficile.
Che Begato sia una mostruosità oggi ce lo dice anche Marta Vincenzi. Ma se possono abbattere la diga, o parte di essa, per migliorare una situazione che difficilmente è 'bonificabile', i principi che hanno portato alla costruzione di posti così disumani, vivono oggi ancora di grande fortuna e sono quelli che obbligano le persone poco 'convenienti' ad essere relegate in periferie magari senza grossi e visibili alveari ma con piccoli loculi discreti.
Il Comune che oggi si preoccupa di stemperare la bruttezza di Begato è anche quello che da anni ha messo in atto una politica tesa a fare del centro storico il salotto buono della città, di fatto vuotandolo gradatamente dai suoi abitanti 'poco presentabili', invitati, con le buone o con le cattive, a spostarsi a ponente.
Intanto si lavora perchè i centri, siano sempre più posti riservati a chi se lo può permettere, ai negozi e agli uffici, luoghi sempre più estranei alla vita ma destinati alla produzione e al consumo (di merci, di cultura, di socialità a pagamento).
Luoghi per turisti, impiegati, febbrili di giorno e deserti la notte, tenuti sotto controllo da telecamere e polizie varie per
essere sicuri che non vi accada niente.
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